The Weekly n. 352 – Youtube, MySpace, Facebook, Linkedin sono soltanto i nomi di alcune delle più note piattaforme di social network, un fenomeno ormai in espansione con elevatissimi tassi di crescita degli utenti. La possibilità di instaurare nuove relazioni, l’interazione con individui anche molto distanti da noi, lo sviluppo di nuove iniziative e relazioni di business sono alcuni degli aspetti positivi che contraddistingono questi siti ma, come spesso accade, questi pregi hanno anche un rovescio della medaglia. Questa settimana su Repubblica.it è stato pubblicato un articolo su uno dei problemi più sentiti dei social network e delle loro applicazioni, la questione della tutela della privacy. Sì perché, ad esempio su facebook, il numero di applicazioni da scaricare (giochi, agende multimediali, barzellette ecc.) è in continuo aumento e una volta scaricate si portano dietro gli status, la posizione fisica, le foto e molte altre informazioni inerenti ai profili delle persone. La questione fondamentale è che “gli sviluppatori dell’applicazione hanno comunque accesso ai dati dell’utente, anche se questo decide di eliminare le app dal proprio account”. [Repubblica.it]


Ma il problema della privacy è davvero sentito e importante per gli utenti? Abbiamo proposto un sondaggio all’interno della community di Nextplora (ideeopinioni.nextplora.com) cercando di approfondire proprio questo tema. Questo strumento non è rappresentativo della popolazione Internet, non basandosi su metodi di campionamento statistici, ma si può utilizzare comunque per studiare gli atteggiamenti delle persone e capire in generale cosa ne pensano sulle più svariate questioni.
Alla domanda sull’accesso ai dati personali da parte dei social network tramite apps di smartphone e siti internet il 33% afferma che il problema non si pone dal momento in cui si accetta volontariamente di scaricare o accedere a questo tipo di contenuti (richiesta che viene fatta la maggior parte delle volte da parte dei siti). Il 24% dei rispondenti, invece, dice che la questione non è altro che un effetto collaterale della diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione seguito dal 22% che afferma l’impossibilità di tutelare fino in fondo la privacy all’interno della rete. Solo il 19% degli utenti, infine, pensa che ci sia una vera e propria violazione dei diritti di privacy.
Sembra, quindi, che la questione della privacy legata a queste nuove applicazioni non costituisca un vero problema per le persone. I lati positivi delle nuove tecnologie lasciano ben poco spazio alle lamentele.


“Approfondimenti…..”

Sfera di vita quotidiana: Stare con gli altri
“Cellulari con dispositivo antirumore”

Proprio oggi, tornando a casa dal lavoro ed ascoltando l’ennesima telefonata su cellulare ricevuta da una persona, mi sono chiesta:
“Perchè siamo obbligati ad ascoltare tutti i cavoli privati della gente, della quale poco ci importa?” Ma questa benedetta Privacy dove la troviamo?”
Quindi: “appurato che nessuno di noi possa più fare a meno del cellulare, chissà se se ne possa creare un modello che, anche sussurrando, desse la possibilità di far ascoltare la voce in maniera normale al ricevente la telefonata stessa.

Penso che finalmente non avremmo più quel chiacchiericcio fastidioso e persistente da quando si sale su un mezzo a quando si scende!