Google annuncia che la sua pubblicità è, ed è stata, parzialmente visibile.
È un’ammissione importante per il mercato e per un attore che detiene una grande quota delle revenue pubblicitarie, che da un lato sfata le illusioni di chi pensava che il “tutto è misurabile” di Internet fosse una garanzia di risultato senza entrare nei meriti dei contenuti, dall’altro che conferma che il mercato ha bisogno di soggetti indipendenti e obiettivi che misurino l’efficacia della pubblicità.

Questo impatterà non poco sui metodi “automatici” e un po’ parossistici di molti operatori che hanno confidato su analitiche e convenzioni informatiche.
Siamo solo all’inizio di un percorso di chiarimento essenziale per stabilire i veri risultati che le aziende conseguono con il loro investimenti.

Il prossimo passo…? La demistificazione del last-cookie come unica currency sulla quale si stabilisce l’attribuzione della conversione di una campagna.
Siamo tutti consapevoli come utenti che effettuare un’azione non sia solo favorito dall’ultimo annuncio o sito da cui siamo transitati (ammesso che il primo sia stato visto…), ma da tutti i siti e gli annunci a cui siamo stati esposti nel nostro percorso di navigazione.
La valutazione di performance da parte delle aziende deve considerare l’intero foot-print di una campagna, anziché puntare solo sull’ultima provenienza.
È solo questione di tempo, è chiarezza.