Mi ha molto colpito la scorsa settimana la reazione con cui Philip Roth ha voluto esprimere la propria posizione nei confronti dell’abuso a suo parere subito da parte di Wikipedia. In breve ecco quanto è accaduto: Philip Roth, eccellente romanziere americano vivente, incappa nella pagina Wikipedia di uno dei suoi più celebri romanzi, La Macchia Umana (The Human Stain) per scoprire con disappunto che l’ispirazione di alcune delle vicende in essa narrate viene ricondotta alla biografia di un uomo che Philip Roth dichiara di conoscere a malapena (Anatole Broyard). In effetti, il protagonista del libro è ispirato a una persona che Philip Roth ha conosciuto e frequentato a lungo (Melvin Tumin). Roth scrive quindi alla redazione richiedendo una rettifica immediata e gli viene risposto di argomentare con fonti secondarie la sua richiesta. Ma come, lui è l’autore del libro e questo non basta? Nella sua lettera, oltre 15.000 caratteri ospitati sulle pagine del The New Yorker (flpbd.it/VS8q3 ), si viene a dipanare una vera e propria arringa, arguta e petulante, con cui l’autore rivendica la sua autorevolezza auto-biografica, denunciando la versione dei fatti pubblicata da Wikipedia di essere informata più dal pettegolezzo letterario che non guidata dal faro della “verità” (The entry contains a serious misstatement that I would like to ask to have removed. This item entered Wikipedia not from the world of truthfulness but from the babble of literary gossip—there is no truth in it at all). Ora, l’aneddoto è quanto mai divertente per come Roth descrive la reazione di Wikipedia alle sue prime rimostranze, mosse seguendo i canali ufficiali. I processi informatici che governano questa enciclopedia sociale reagiscono in modo indifferente di fronte all’autorevolezza di Roth, fonte primaria non sufficiente secondo loro per procedere a rettificare la pagina senza una seconda testimonianza indipendente. Come dire: (L’Autore) – Lei non sa chi sono io! Ve lo dico io perché sono io – (I processi redazionali di Wikipedia) No, in effetti ma in ogni caso c’è bisogno che sia qualcun altro diverso da lei a dircelo perché noi ci si possa credere!

La cosa mi ha inizialmente colpito per lo stile con cui Roth ha reagito, una reazione quanto mai “ebraica” nella sua elegante ma, allo tempo tempo, impietosa virulenza. Mi ha divertito, ho re-twittato la notizia, ma dopo un po’ ho anche iniziato a riflettere sulle possibili distorsioni che un nuovo sistema di produzione può esprimere. A tratti mi è sembrato anche di rivedere alcune scene descritte dal genio di Terry Gilliam che in Brasil narra il delirio di un sistema di potere basato su una degenerazione della burocrazia. E ancora di più mi ha fatto riflettere, sotto una nuova luce, sulle polemiche che in queste stesse ore stanno incendiando la stampa in relazione alla vicenda che ha portato alla ribalta il consigliere regionale Favia del Movimento a 5 Stelle nella sua improvvida qùerelle con Beppe Grillo e Casaleggio. Ora, che cosa hanno in comune queste vicende? Lo potremmo chiamare il problema della Tecnologia e della Credibilità. Oggi che a tutti è permesso avere voce per mano della tecnologia come distinguere tra il vero e il falso d’autore, tra il credibile e l’impostore? Esiste un prezzo da pagare mentre la tecnologia sta ridisegnando i nostri modelli sociali? Non credo che questo cambiamento sia a saldo negativo, mi piace semplicemente osservare come alcuni piccoli incidenti del sistema possano essere delle spie in grado di farci capire qualcosa di più di come il mondo in cui viviamo ci stia cambiando sotto mano. In un caso, un autore pluripremiato che non viene riconosciuto dai “processi Wiki”, che indifferenti sottopongono la fonte “autore” allo stesso principio di approvazione “stupido” ma quanto mai democratico che una qualunque penna anonima deve subire. Nell’altro, una proposta di democrazia alternativa a quella che conosciamo, che professa la partecipazione diretta dei cittadini (una testa = un voto) per poi finire alla ribalta della cronaca (sempre pronta a strumentalizzare queste cose) per il comportamento anti-democratico dei suoi due padri fondatori che all’ultimo minuto disconoscono la credibilità di uno dei propri “peer”. La rivisitazione del principio di validazione della credibilità di una persona, sia essa un autore, sia essa un candidato politico, quando si passa da un sistema di delega classico, quello di una democrazia basata sulla rappresentanza, ad un sistema democratico basato sull’accesso diretto del popolo agli strumenti di rappresentanza diretta mi sembra un fenomeno molto interessante da continuare ad osservare nella sua evoluzione. Il caso che il Movimento a 5 Stelle ci pone e che rappresenta la sua sfida futura, creare un nuovo sistema democratico alternativo a quello basato sulla rappresentanza popolare per delega, potrebbe trovare nel modello a suffragio universale su cui si basa il sistema editoriale di Wikipedia (l’accesso diretto agli strumenti di pubblicazione del prodotto editoriale) ispirazione e stimolo per mettersi alla prova e proporre una nuova versione di quello che fino ad oggi, per quanto distorto, ci è sembrato il migliore dei sistemi possibili: la nostra cara e vecchia democrazia.